Come (re)iniziare una sessione di scrittura – un consiglio di Ernest Hemingway

Per un aspirante scrittore, si sa, non è mai facile ritagliare il tempo da dedicare alle proprie opere. Lavoro, famiglia, vari impegni più o meno improrogabili spesso tengono lontani dalla scrivania e dal taccuino.

Fiesta mobile - Ernest HemingwayInoltre può capitare che, una volta trovato questo benedetto tempo, non si riesca a sfruttarlo. Ancora oggi, purtroppo, rimane diffusa la tendenza a guardare con sospetto l’uso della programmazione in un ambito creativo.

Di diverso avviso era Ernest Hemingway. Nel suo – incompiuto – Fiesta mobile lo scrittore statunitense, oltre a raccontare il suo rapporto con la città di Parigi e con numerose personalità letterarie, si sofferma su quello con la scrittura. Durante il periodo parigino, pur deciso a mettere da parte l’attività giornalistica per dedicarsi alla narrativa, Hemingway dovette affrontare diverse difficoltà, e rifletté a lungo sul metodo e l’ispirazione. Nel secondo capitolo di Fiesta mobile, Hemingway ci confida come affrontava le difficoltà di far partire un nuovo racconto: cercando la verità e la semplicità, e interrompendo una seduta quotidiana di lavoro sapendo perfettamente da dove riprendere il giorno successivo. A seguire, le parole del celebre autore:

[…] Lavoravo sempre finché non avevo concluso qualcosa e smettevo sempre quando sapevo quel che sarebbe successo dopo. Così ero sicuro che il giorno dopo sarei andato avanti. Ma qualche volta quando stavo cominciando un nuovo racconto e non riuscivo a farlo partire, mi sedevo di fronte al fuoco e strizzavo le bucce delle piccole arance sul bordo della fiamma e guardavo lo scoppiettio di scintille blu che producevano. Restavo a guardare fuori sui tetti di Parigi e a pensare: “Non preoccuparti. Hai sempre scritto prima e scriverai adesso. Non devi far altro che scrivere una sola frase vera. Scrivi la frase più vera che conosci”. Così alla fine scrivevo una frase vera, e poi da lì andavo avanti. E allora era facile perché c’era sempre una frase vera che conoscevi o che avevi visto o che avevi sentito da qualcuno. Se cominciavo a scrivere in modo complicato, o come qualcuno che introduceva o presentava qualcosa, scoprivo che potevo benissimo tagliare tutti i fronzoli e gli arzigogoli e buttarli via per cominciare con la prima frase vera e semplice ed esauriente che avevo scritto. Lassù in quella stanza decisi che avrei scritto una storia su ogni cosa che conoscevo. Cercavo di farlo per tutto il tempo in cui scrivevo ed era una buona e severa disciplina.
  Fu in quella stanza che imparai a non pensare a niente di quel che stavo scrivendo dal momento in cui smettevo di scrivere fino a che non ricominciavo il giorno dopo. In quel modo il mio subconscio avrebbe continuato a lavorarci su e intanto io avrei potuto ascoltare la gente e osservare tutto, speravo; e imparare, speravo; e leggevo in modo da non pensare al mio lavoro e rendermi incapace di farlo.   

 

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