Articoli recenti

Il politicamente scorretto di Pinketts; Lazzaro Santandrea e i duri

Le parole che introducono Lazzaro vieni fuori, romanzo d’esordio di Andrea G. Pinketts, dicono già molto sullo stile dello scrittore Milanese:   I fatti, i luoghi e i personaggi di questo romanzo sono puramente immaginari. Mi si potrebbe obiettare che esiste una regione chiamata Trentino Alto Adige e un paesino chiamato Bellamonte. Mi sento obbligato a specificare che sia il Trentino che Bellamonte, come è noto, li ho inventati io. In ambito di scrittura si discute spesso di quanto, della propria vita, un narratore possa mettere nelle proprie opere. Di sicuro Pinketts mette tantissimo di sé nei suoi romanzi e nel suo personaggio più famoso: Lazzaro Santandrea, protagonista proprio de Lazzaro vieni fuori e dei successivi Il vizio dell’agnello, Il senso della frase, L’assenza dell’assenzio, Nonostante Clizia solo per citarne alcuni. Pinketts e Lazzaro Santandrea condividono molto: i tanti mestieri fatti, i luoghi in cui sono cresciuti e in cui bazzicano adesso, i gusti in fatto di birra, sigari e donne. Soprattutto, entrambi sono dei duri. Pinketts, nel 1993 a Milano ha fondato proprio la Scuola dei Duri, un movimento letterario che si propone di esplorare la realtà attraverso l’indagine poliziesca. Lo stesso Pinketts, del resto, è stato detective comunale…
Read more

Share

Saltatempo di Stefano Benni

Saltatempo, romanzo di Stefano Benni (di cui abbiamo già visto qui  Bar Sport), inizia con un incontro inusuale: il protagonista, Lupetto, detto Saltatempo, negli anni cinquanta frequenta la elementari e vive in montagna; un giorno, mentre scarpagnava, cioè camminava a saltelli per via del dislivello, verso la scuola, ha incontrato un Dio, con le fattezze di un uomo alto come una nuvola, con una barba immensa color letamaio, scortata da mosche, tutto vestito di strati e stracci, con una capparella nera rappezzata di toppe lustre. Ha un bastone di pero e un cane vecchio, ma vecchio che ha annusato chissà quante pisce di tirannosauro, e zoppica e rantola come se fosse pieno di brodo. Il dio ha un regalo speciale per Saltatempo: un orobilogio.   – Non ti spaventare, ma tu vivrai sempre con due orologi, uno fuori e uno dentro. Quello fuori ti sarà utile per non fare tardi a scuola, quando aspetti la corriera e il giorno che muori, per calcolare quanto hai vissuto. L’altro, che comprende centosettantasei tempi protologici, novanta escatologici e trentasei tempi romanzati caotici, l’hai ingoiato da piccolo, anche se non ricordi. Chiamalo pure secondo orologio, anzi orobilogio. Ogni volta che sentirai il suo ticchettio, il…
Read more

Share

Tredici romanzi gialli consigliati da Marcello Fois

Abbiamo già parlato  del Manuale di lettura creativa di Marcello Fois, autore di numerosi romanzi e di sceneggiature per la televisione e per il cinema. Nel testo in questione, lo scrittore sardo dedica un capitolo a Il giallo italiano di oggi e la sua genealogia da cui riporto un estratto contenente, appunto, tredici consigli di lettura: Per avventurarsi nella variegata vicenda della letteratura di genere in Italia vorrei allora tentare un percorso di lettura. Un breve e parziale elenco che ha lo scopo di stabilire nei fatti la continuità di cui si è parlato e, soprattutto, di fornire un elenco che possa essere una sorta di viatico storico per una lettura più efficace di autori ritenuti a torto <<frutti spontanei>>. Un excursus che non ha niente di esaustivo, ma che può evidenziare qualche argomento fondamentale per capire un fenomeno che non è più liquidabile solo in termini di letteratura nazionalpopolare, e sta avendo crescente successo in Italia e all’estero.  Il cappello del prete (1888) di Emilio De Marchi, una storia di provincia e di paese, in un’Italia giovanissima. La caratteristica del locale, nei casi migliori privo di localismo, è un dato costante, tuttora importantissimo, in questo sistema letterario. Il paese…
Read more

Share

Carrère tra La settimana bianca e L’avversario

Il primo libro di Emmanuel Carrère che ho letto, qualche anno fa, su consiglio di un amico, è stato Vite che non sono la mia. Mi è piaciuto tanto da spingermi in libreria alla ricerca di altre sue opere. Senza prima documentarmi – cosa per me inusuale – ho scelto La settimana bianca e L’avversario, leggendoli esattamente in quest’ordine. In maniera del tutto casuale, ho avuto la fortuna di assaporare un pre e un post della produzione dell’autore parigino, attraverso due libri che condividono il punto di partenza ma prendono direzioni opposte. L’origine è un fatto di cronaca: nel gennaio del 1993 un uomo, Jean-Claude Romand, uccide la moglie, i figli, i propri genitori, perfino il cane, e tenta di togliersi la vita. Non riuscendoci, viene arrestato per poi, nel luglio del 1996, essere condannato all’ergastolo. Una strage familiare come – purtroppo – tante altre, ma ciò che stupisce, e a cui si fa fatica a credere, è che in precedenza Romand ha finto per ben diciassette anni di lavorare come medico. In realtà aveva fallito l’ammissione al secondo anno, e da lì lasciato gli studi. Nel 1993 Carrère, pur non avendo la fama internazionale che raggiungerà in seguito, può…
Read more

Share

Bar Sport di Stefano Benni

Stefano Benni è uno di quegli autori capaci non solo di vendere moltissime copie, ma anche di essere letteralmente amato dai propri lettori. Benni è riuscito a costruire tale rapporto fin dalla sua prima opera, Bar Sport, pubblicata nel 1976 e tuttora tra le più conosciute e citate dello scrittore bolognese. Bar Sport è composto da una trentina di brevi capitoli dedicati agli avventori di un piccolo bar, centro di riferimento della vita del quartiere. Il microuniverso del bar inizia a affascinarci fin dalla prima descrizione che ci regala l’autore: Un bar Sport possiede un richiamo tanto maggiore, quanto più organicamente possiede attrazioni: ad esempio, è perfettamente inutile che un bar possieda un buon biliardo, se non ha un buon scemo da bar. E parimenti, un bar che possiede uno scemo di ottima qualità, non può competere con un bar che abbia un mediocre scemo ma che possa sfoggiare un ombrello dimenticato da Haller. I bar più di classe hanno un vero e proprio mercato di attrazioni, con pezzi pregiati: un buon tecnico da discussione del lunedì, ad esempio, viene valutato mezzo milione; un fattorino cantante con un sopracciglio basso vale almeno due flipper o, a preferenza, un flipper e…
Read more

Share

A che ora e dove preferiva scrivere Cortázar?

Julio Cortázar, nato a Ixelles nel 1914, oltre a essere considerato tra i fondatori dell’iperromanzo per le caratteristiche del suo Rayuela (di cui abbiamo parlato qui), è autore di una produzione letteraria ampia e variegata. Nel 1977, lo scrittore belga di nascita, naturalizzato francese ma cresciuto a Buenos Aires, ha rilasciato una lunga intervista alla televisione pubblica di una Spagna appena uscita dal franchismo (e nello specifico al giornalista Joaquín Soler Serrano). L’intera intervista (che si può guardare in lingua originale su youtube cliccando qui) viene riportata nel volume L’altro lato delle cose edito da Mimesis, da cui mi fa piacere riportare la domanda, e la conseguente risposta, sulle abitudini di scrittura di Cortázar.   Joaquín Soler Serrano: Scrivi seguendo degli orari prefissati, o scrivi quando hai l’assoluta necessità di farlo? Mi piacerebbe sapere, inoltre, se preferisci scrivere a casa o fuori casa, se riesci a isolarti in un bar o se, invece, hai bisogno del silenzio. A volte hai detto che non sai se sei tu a scrivere i tuoi racconti, o se ti sono dettati da qualche voce misteriosa, che ti fa sentire in uno stato che i francesi chiamano “état second”, che è una sorta di equilibrio tra…
Read more

Share

Le ore di Michael Cunningham

Le ore, romanzo che ha regalato fama mondiale a Michael Cunningham, è la storia di tre donne di tre diverse epoche. Ci sono ancora i fiori da comprare. Clarissa ostenta esasperazione (sebbene ami fare commissioni di questo tipo), lascia Sally a pulire il bagno ed esce, promettendo di ritornare entro mezz’ora.   È la città di New York. È la fine del ventesimo secolo. Clarissa è un’editor newyorkese in procinto di dare una festa in onore dell’amico ed ex amore (ma ha davvero smesso di amarlo?) Richard, che tanti anni prima l’aveva soprannominata signora Dalloway, perché, a suo dire, avrebbe dovuto chiamarsi con il nome di un grande personaggio letterario. La signora Dalloway disse qualcosa (cosa?) e prese i fiori da sola.   È la periferia di Londra. È il 1923.   Virginia si sveglia. Questo potrebbe essere un altro modo di iniziare, certo, con Clarissa che va a fare una commissione un giorno di giugno, al posto dei soldati che marciano per deporre la corona a Whitehall. Ma è l’inizio giusto? È un po’ troppo ordinario? La seconda donna è Virginia Woolf (di cui abbiamo parlato qui), che lavora all’inizio di una delle sue opere più famose, La signora…
Read more

Share

Uomini e topi di John Steinbeck

Capita spesso, nei film e nelle serie ambientate negli Stati Uniti, che un personaggio si appresti a leggere, per obbligo di corso di studi o per piacere personale, Uomini e topi (in originale Of Mice and Men) di John Steinbeck. Il successo dell’opera – da cui sono stati tratti tre film; il più famoso dei quali è probabilmente quello del 1992, che vede John Malkovich e Gary Sinise nei ruoli principali – deriva, oltre che dal talento dell’autore, dai temi trattati. La voce di George si fece più cupa. Ripeteva le parole, cadenzate, come le avesse pronunciate tante volte. «Gente come noi, che lavora nei ranches, è la gente più abbandonata del mondo. Non hanno famiglia. Non sono di nessun paese. Arrivano nel ranch e raccolgono una paga, poi vanno in città e gettano via la paga, e l’indomani sono già in cammino alla ricerca di lavoro e d’un altro ranch. Non hanno niente da pensare per l’indomani». Lennie era felice. «È così, è così. E adesso dimmi com’è per noi». George riprese. «Per noi è diverso. Noi abbiamo un avvenire. Noi abbiamo qualcuno a cui parlare, a cui importa qualcosa di noi. Non ci tocca di sederci all’osteria e gettar via i nostri soldi,…
Read more

Share

L’arte di vivere in difesa di Chad Harbach

L’arte di vivere in difesa di Chad Harbach è stato uno dei libri di maggior successo del 2012, mostrando che è possibile scrivere un romanzo di ambientazione sportiva senza cadere nella mera cronaca o nel modello-base della squadra – o dell’atleta – che dopo le difficoltà iniziali raggiunge la vittoria. L’arte di vivere in difesa è un romanzo letterario, dalle ripetute citazioni a Melville – la cui figura sembra permeare tutto il Westish College, squadra di baseball compresa – allo sviluppo dei personaggi e dei rapporti tra gli stessi. È un romanzo sul baseball, sport a stelle e strisce per antonomasia, lontanissimo dalla nostra cultura e dalle nostre abitudini, ma solo nel senso che i protagonisti praticano il baseball e, almeno inizialmente, il diamante è il loro punto d’incontro. Henry, giovane timido e talentuoso, arriva al Westish proprio per le sue potenzialità nel baseball, dopo essere stato notato da Schwartz, di qualche anno più grande, montagna di muscoli che pratica tutti gli sport possibili al campus e già con la testa a un futuro da allenatore. Lo studente anziano si occuperà della matricola, aiutandolo a mettere su peso, a sopportare l’ansia delle partite, e più in generale a integrarsi nel college….
Read more

Share

Quella sera dorata di Peter Cameron

Secondo Borges esistono solo quattro tipi di storie: l’assedio, il ritorno, la ricerca, il sacrificio di un dio. Si può essere o meno d’accordo, ma di sicuro esistono opere in cui ritroviamo più di una delle storie sopracitate, come Quella sera dorata di Peter Cameron, pubblicato negli Stati Uniti nel 2002, arrivato in Italia quattro anni più tardi e trasformato in un intenso film nel 2009 da James Ivory. Il protagonista, Omar Razaghi, è un dottorando dell’Università del Kansas in procinto di ricevere un assegno di ricerca per gli Studi biografici. L’assegno comprende anche i fondi per la pubblicazione della biografia dello scrittore Jules Gund – a cui Omar ha dedicato anche la propria tesi di laurea – ma è vincolata al consenso degli eredi, che vivono in Uruguay. Tale consenso, però, viene negato, e il protagonista si ritrova in una fase di stasi: il suo progetto sembra destinato a arenarsi, di conseguenza Omar difficilmente potrà ottenere una cattedra, vive in una sistemazione di fortuna, perfino l’auto gli dà problemi. Non potendo permettersi di accettare un rifiuto, decide di seguire il consiglio dell’energica fidanzata Deirdre e recarsi in Uruguay per convincere gli eredi. Nonostante l’insistenza di Deirdre, poco convinta delle…
Read more

Share